sabato 1 settembre 2007
Tarantino non arriva!
martedì 28 agosto 2007
Al via la 64° Mostra del Cinema di Venezia, Hollywood è pronta a sbarcare in Laguna!
Domani si apre il Festival del Cinema di Venezia con un parterre di star e protagonisti del mondo del cinema! Attesi a Venezia le star della celluloide, dal 29 agosto (fino all’8 settembre) s’inaugura la 64ma Mostra del cinema, sono pronti a sbarcare sul Lido Bernardo Bertolucci celebrato con il Leone d’oro, il più grande regista italiano vivente.
Altro evento speciale il Leone d’oro alla carriera invece andrà al geniale e visionario Tim Burton, che mostrerà il suo meraviglioso The Nightmare Before Christmas in version 3-D, Leone d'oro che per l'occasione sarà consegnato proprio dal suo attore-feticcio preferito Johnny Deep!
Altre star attese in Laguna, la contestata Fanny Ardant che ha chiesto perdono a chi ha sofferto a causa del terrorismo, dopo avere suscitato aspre polemiche definendo il leader delle Br Renato Curcio "un eroe" con un film tutto italiano: L’ora di punta di Vincenzo Marra.
E ancora per i film in concorso Wes Anderson con The Darjeeling Limited, ma non mancano tra le stelle del cinema: Kenneth Branagh, Ken Loach, Ang Lee, Todd Haynes (I’m not there), Peter Greenaway (Nightwatching). E ancora Brian De Palma e Paul Haggis con due film “di guerra” . Rispettivamente con Redacted, sullo stupro di una ragazzina in Iraq da parte di soldati americani e In the Valley of Elah su un militare di carriera (Tommy Lee Jones) che decide di indagare sulla misteriosa scomparsa del figlio da poco rientrato in patria dall'Iraq.
E ancora Nikita Mikhalkov (12), Eric Rohmer e un anomalo spaghetti western giapponese di Miike Takashi, con Quentin Tarantino come attore. Mentre Brad Pitt sarà un leggendario bandito in The Assassination of Jesse James, George Clooney sarà attore e produttore di Michael Clayton di Tony Gilroy.
Sarà corposa e avrà come padrino Quentin Tarantino la retrospettiva sui Western all’italiana che porterà alla mostra una selezione con 32 film che hanno fatto la fortuna del genere spaghetti, con tutti i nomi di punta.
Italianissima la madrina della serata d'apertura del Festival, un talento nuovo e promettente del cinema italiano, Ambra Angiolini, attrice rivelazione dell'anno per il sorprendente esordio in Saturno contro di Ferzan Ozpetek.
Tra gli eventi fuori concorso il ritorno di Woody Allen con Cassandra’s Dream e ancora Takeshi Kitano e Manoel De Oliverira, che mostra Cristovao Colombo-O enigma. Poi si attendono The Nanny Diaries soprattutto per Scarlett Johansson e i film di Claude Chabrol e del maestro brasiliano Julio Pressane.
Ora non ci resta che aspettare ancora pochissime ore per seguire il parterre delle star hollywoodiane pronte a sbarcare sul Lido con tutto il loro fascino da celebrity!
(styleandfashion.blogosfere.it)
lunedì 20 agosto 2007
Parla la Sandrelli, madrina a Venezia "Grande Bertolucci, Tarantino un babbeo"
Sarà lei, la diva più anti-diva del cinema italiano, ad annunciare premi e a distribuire Leoni. Lei, la musa ispiratrice di Scola, Germi, Monicelli e tanti altri maestri della nostra cinematografia. L'occasione è quella giusta, e la Sandrelli ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa - contro Tarantino, contro la tv - o al contrario per spargere elogi.
Il primo omaggio è per il direttore della Mostra, Marco Müller. "Sarò a Venezia anche perché è l'ultimo anno di Müller. Credo sia stata soprattutto una sua iniziativa, il che mi gratifica molto, perché Venezia resta uno dei festival più prestigiosi del mondo".
Ma a convincere definitivamente l'attrice a imbarcarsi per il Lido è stata la presenza del Maestro per antonomasia, quello che "le ha trasmesso l'amore per il cinema", Bernardo Bertolucci. Col regista più internazionale della nostro cinematografia la Sandrelli ha girato ben quattro film, Partner, Il conformista, Io ballo da sola e soprattutto Novecento, gigantesco affresco di 50 anni di storia d'Italia visti attraverso gli occhi e le vicende di un servo e di un padrone. A Bertolucci Venezia renderà omaggio con un Leone d'Oro, quello del 75mo anniversario, e Stefania non può non apprezzare "il fatto che verrà dato un premio speciale a un regista davvero speciale come è lui". La Sandrelli si lascia andare ai ricordi da set. "Mentre stavamo girando in piena notte Io ballo da sola - dice - Bernardo non si era neppure accorto che era ormai arrivata l'alba e la luce non era più buona. Lui è fatto così, sempre concentrato e appassionato".
Stefania non ha peli sulla lingua. Difende a spada tratta il nostro cinema, oggi perennemente in bilico tra annunci di morte e di rinascita, esaltazione e denigrazione. E stila la sua personalissima classifica dei gusti: Mio fratello è figlio unico di Luchetti, Saturno Contro di Ozpetek e Le rose del deserto dell'eterno Monicelli. Ma soprattutto Emanuele Crialese, che l'ha incantata con Respiro e Nuovomondo. Oppure Paolo Virzì, anche se, bacchetta simpaticamente la Sandrelli, "non mi fa mai fare dei film con lui".
La Sandrelli ha poi parole durissime per Quentin Tarantino, che adora sì i B-movies degli anni '70, e sarà a Venezia per la retrospettiva sugli spaghetti-western, ma aveva definito "deprimente" il cinema italiano contemporaneo. Dice Stefania: "Tarantino è un babbeo... E questo solo per essere diplomatici. Non mi piacciono i suoi film, solo un po' Pulp Fiction".
L'ultima frecciata è per la tv. La Sandrelli ha recitato come protagonista in diverse fiction, ma adesso della televisione comincia a diffidare. "Verso di lei ho ormai una certa 'resistenza' - dichiara - anche per l'ingiustizia che mi è stata fatta, e lo dico senza presunzione". L'ingiustizia sarebbe il passaggio dalla prima serata al pomeriggio della fiction di Canale 5 in cui recita con la figlia Amanda. Ma c'è molto di più del semplice torto. La questione è di sostanza. "Queste fiction ti prendono un sacco di tempo, quasi un anno lavorativo". Troppo, secondo lei. E nel momento della verità, andava detto.
(repubblica.it)
venerdì 10 agosto 2007
Tarantino a Venezia, nel segno del western e di John Woo
Nelle scene d'azione, però, Tarantino è stato influenzato anche dalle produzioni cinematografiche di Hong Kong. Chi ha visto i film di gangster prodotti in Oriente, non si è entusiasmato quando è uscito "Le Iene" (1991). All'epoca, critici e spettatori osannarono l'abilità di Quentin Tarantino di presentare in modo nuovo una banale storia di rapina a mano armata. I delinquenti erano descritti come persone comuni, che parlano di musica, cinema, sport, di quanto sia importante lasciare la mancia alla cameriera (perché ne ha davvero bisogno) e di come eseguire una rapina senza correre troppi rischi. Per loro, assaltare una gioielleria era un lavoro come un altro. Il capobanda - che nel film viene paragonato al personaggio La Cosa dei Fantastici 4 - esige che i suoi uomini indossino un completo classico nero ed occhiali neri, allo scopo di sembrare tutti uguali. Le sparatorie, si svolgono in ambienti chiusi, con grande spargimento di sangue. Non ci sono inseguimenti per le strade, spettacolari esplosioni o effetti speciali.
In realtà, tutto questo era già presente in due film prodotti ad Hong Kong, diretti da John Woo ed interpretati da Chow Yun Fat: "A better tomorrow" (1986) e "The killer" (1989). In questi due capolavori, il protagonista è un delinquente che si veste solo di nero, parla poco, spara in ambienti chiusi (facendo scorrere fiumi di sangue) e considera il suo mestiere un attività come un altra. Il killer non perde mai la calma, anzi agisce con fredda determinazione curando i dettagli come farebbe un ingegnere mentre progetta una casa. Il personaggio di Chow Yun Fat ebbe tanto successo ad Hong Kong, che i mafiosi veri iniziarono a vestirsi e comportarsi come lui. In genere, il cinema trae ispirazione dalla realtà. In quel caso, avvenne l'esatto contrario. "A better tomorrow" ebbe due seguiti, uno diretto da John Woo e l'ultimo da Tsui Hark. Il protagonista, invece, rimase Chow Yun Fat. Senza "A better tomorrow" e "The killer", non ci sarebbe stato "Le iene". Se "Le Iene" non avesse avuto il favore di pubblico e critica, probabilmente, Tarantino non avrebbe girato i successivi film. Quindi, l'acclamato regista americano deve molto al cinema di Hong Kong.
Bisogna riconoscere il merito, a Quentin Tarantino, di aver saputo trarre il meglio da quei film e di averli adattati alla realtà americana.
Luca De Franco - Affari italiani, cultura e spettacolo - Libero.it